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> La culla dell’Umanità: Lucy  
Il 30 novembre del 1974 in un lago prosciugato nei pressi di Hadar, nell’Etiopia nordorientale, un gruppo di paleontologi guidato da Donald Johanson, ritrovò i resti fossili di un lontanissimo antenato dell’uomo. Chiamata Lucy o Lucy in the Sky dall’ode all’LSD dei Beatles (“Lucy in the Sky with Diamonds”) che i paleontologi stavano ascoltando nel loro accampamento al momento della scoperta (in Etiopia invece viene chiamata Denskenesh o Birkinesh, “sei meravigliosa”, che più o meno è quello che qualsiasi persona pensa dopo essersi fatta un acido) questa creatura era il più antico ominide del mondo, avendo almeno 3,2 milioni di anni. Oggi i resti sono conservati al Museo Nazionale di Addis Abeba in una piccola stanza, talmente umile che quando ci si entra ci si mette qualche minuto a capacitarsi del fatto di essere di fronte ad una così importante scoperta e non allo scheletro di una qualsiasi piccola scimmia un po’ più antropomorfa di altre.
Lucy conferma le teorie di Darwin, secondo il quale il parente più prossimo dell’uomo era la scimmia ed il suo luogo di nascita si trovava in Africa. Appartenente al gruppo Australopithecus afarensis (gli Afar sono tuttora una popolazione nomade che vive in quella zona dell’Etiopia, nel deserto della Dancalia), Lucy era un ominide, per metà uomo e per metà scimmia che si distingueva per la capacità di camminare in posizione eretta. Il suo scheletro dimostra che i nostri antenati cominciarono a camminare prima di sviluppare un encefalo più grande. Lucy era alta poco più di un metro e pesava non più di 30 kg, ma altre caratteristiche da quanto si può rilevare dal suo scheletro, erano inconfondibilmente umane.
> Altre scoperte  
Nella stessa zona, ad Aramis, alcuni scienziati americani e giapponesi, rinvennero oltre 50 frammenti di crani, denti, mandibole e arti. Questi appartenevano ad un gruppo di 17, 20 elementi di una specie, chiamata Australopithecus ramidus precedente a Lucy e vissuta circa 4,4 milioni di anni fa.
Tra il 1992 ed il 1994 ricercatori americani ed etiopici, nella valle di Gona, sempre vicino ad Hadar, scoprirono migliaia di utensili di pietra risalenti probabilmente a 2,5 o 2,6 milioni di anni fa, i più antichi rinvenuti al mondo. Attualmente stanno venendo alla luce resti simili nella valle dell’Omo, a Sud dell’Etiopia.
> Il regno di Axum  
All’inizio del primo millennio d.C., sugli altipiani dell’Etiopia e dell’Eritrea sorse una civiltà africana che in sette secoli divenne uno dei più potenti regni dell’antichità: il regno di Axum.
Situata in un importante crocevia commerciale, vicino a giacimenti d’oro del Sudan, all’Egitto, vicina al mediterraneo ed allo Yemen, la civiltà aksumita conobbe un enorme sviluppo.
> L’avvento del cristianesimo  
Il cristianesimo divenne religione di stato attorno al IV sec. lo testimoniano le iscrizioni e le monete di re Ezana, le quali da un lato avevano rappresentata la croce cristiana. Verso la fine del V sec. d.C. arrivarono in Etiopia i famosi “nove santi” un gruppo di missionari che conoscevano il greco e che eressero celebri monasteri tra cui quello di Debre Damo. Fu allora che la Bibbia venne tradotta dal greco al ge’ez, la lingua antica dell’Etiopia.
Si narra che un mercante cristiano di nome Meropio stesse tornando verso la Siria dall’India, quando la nave su cui viaggiava insieme a due giovani allievi fece tappa sulla costa africana e venne attaccata da un gruppo di indigeni. Meropio fu ucciso, mentre gli allievi Frumenzio ed Edesio furono portati al cospetto del re aksumita. Frumenzio divenne suo segretario e tesoriere, Edesio suo coppiere.
Frumenzio fece costruire numerose chiese dopo di che si diresse verso Alessandria d’Egitto per convincere il grande patriarca Atanasio a designare un vescovo in Etiopia. Egli stesso fu fatto vescovo e nel corso dei successivi 1500 anni tutti i patriarchi etiopici sarebbero stati designati ad Alessandria.
> L’avvento dell’Islam  
Secondo le tradizioni del profeta Maometto, gli Hadith, egli fu allevato da una donna etiopica e nel 615 mandò in Etiopia alcuni suoi seguaci perseguitati in Arabia tra cui la figlia ed il cognato Uthman, suo futuro successore, primo dei “califfi ben guidati” (i primi 4 dopo la morte di Maometto). Questi perseguitati furono accolti amichevolmente da re Armah ed i rapporti fra Islam e Cristianesimo rimasero amichevoli, almeno sino a quando, dopo la morte di re Armah, l’espansione islamica ed il successivo controllo sul Mar Rosso non isolarono commercialmente Aksum causandone il declino.
Aksum, comunque , rimane tuttora un centro importantissimo per gli Etiopi di fede cristiano ortodossa.
> La dinastia degli Zagwe  
All’inizio del XII sec. sorse la dinastia Zagwe localizzata sulle montagne di Lasta, non lontano da Lalibela, la capitale era inizialmente chiamata Adafa.
La dinastia regnò per oltre 130 anni (1137-1270 ca.).
Sotto i tre sovrani Yemrehanna Kristos, Lalibela e Na’akuto La’ab vennero costruite le straordinarie chiese rupestri di Lalibela.
> Medioevo  
Nel medioevo la capitale si spostò spesso, vi fu una significativa produzione letteraria in ge’ez tra cui il grande poema epico Kebra Negast che narra della discendenza salomonica delle dinastie etiopi (esclusa quella degli Zagwe). In questo periodo aumentano i contatti con l’Europa in funzione antiislamica. Secondo alcune leggende in quel periodo sorse il potente regno del prete Gianni alleato con gli europei contro i musulmani. Nel XV sec. giunse il primo ambasciatore europeo, il francese Duc de Berry.
> Le guerre cristiano-musulmane  
Tra 1490 e 1500 un guerriero musulmano di nome Mahfuz si insediò nell’attuale Somalia e scatenò una offensiva contro l’Etiopia che si concluse con la sua sconfitta ad opera dell’imperatore Lebna Dengel.
Più tardi Ahmed Ibn Ibrahim al Ghazi soprannominato “il mancino” (al-gragn), dopo aver deposto il sultano Abu Bakr di Harar sconfisse Lebna Dengel nel marzo 1529. Nel 1532 poteva dirsi padrone di tutta l’Etiopia orientale e meridionale. Nel 1535 l’imperatore Lebna Dengel fu costretto a rivolgersi al Portogallo che già aveva interessi nella regione. Nel 1541 giunse a Massaia un esercito di 400 moschettieri ben armati al comando di Dom Christovao da Gama, figlio del famoso navigatore Vasco da Gama, il quale venne sconfitto e decapitato nei pressi del lago Tana.
Nel 1543 il nuovo imperatore etiope Galawdewos organizzato un nuovo esercito, sconfisse il mancino a Wayna Daga ma poi morì nel tentativo di conquistare Harar.
> Gli Oromo  
In quel periodo gli Oromo iniziarono dal Kenya una migrazione di massa verso l’Etiopia dando luogo a 200 anni di sporadici conflitti armati.
> I gesuiti  
All’inizio del XII sec. la minacciosa avanzata degli Oromo, spinse diversi imperatori a chiedere aiuto ai gesuiti, che godevano dell’appoggio dei Portoghesi. Gli imperatori Za-Dengel e Susenyos arrivarono addirittura a convertirsi al cattolicesimo, ma il loro tentativo di imporlo come religione di stato non ebbe buon esito e portò a feroci ribellioni popolari.
A Suseynos, succedette il figlio Fasiladas, che espulse i gesuiti e vietò a tutti gli stranieri l’ingresso nel suo impero.
> Gondar  
Nel 1636 l’imperatore Fasiladas decise di fondare una nuova capitale: Gondar ponendo fine all’usanza in voga nel medioevo delle corti itineranti senza uno stabile centro di potere. Verso la fine del XVII sec. a Gondar sorgevano magnifici palazzi con degli splendidi giardini. Nella città, fiorirono le arti patrocinate dallo stato e dalla chiesa copta ortodossa. In questo periodo fu iniziata la costruzione delle chiese sul lago Tana.
Ma la corruzione della corte, condusse nel 1706 all’assassinio dell’imperatore Iyasu, alla quale seguirono turbolenti anni di cospirazioni, intrighi e complotti sino al 1721 quando l’imperatore Bakaffa riuscì a stabilire un regno relativamente stabile durato nove anni durante il quale furono edificati nuovi palazzi e nuove chiese.
Alla morte di Iyasu II, nel 1755, ricominciarono i tumulti. Le province iniziarono a ribellarsi e a corte emersero rivalità etniche che sfociarono in una lotta tra il ras tigrino (il Tigray è la regione di Makalè, al confine con l’Eritrea) Mikael Sehul e gli Oromo, integratisi sempre più a corte.
> L’imperatore Tewodros  
L’Etiopia rimase frammentata in una moltitudine di feudi indipendenti sino alla metà del XIX sec. quando Kassa Hayulu, figlio di un capo dell’ovest allevato in un monastero che dopo aver passato un periodo come shifta (brigante) era diventato una specie di Robin Hood locale che rubava ai ricchi per donare ai poveri, radunando attorno a se una folta schiera di sostenitori.
Nel 1855, sconfitti uno dopo l’altro i principi rivali, si incoronò imperatore col nome di Tewodoros. Giunto al potere, egli cercò di creare un esercito nazionale, una fabbrica di armi ed una vasta rete stradale. Il suo programma prevedeva inoltre, tra le altre cose, la creazione di una riforma agraria, l’abolizione della tratta degli schiavi e la sostituzione della lingua classica scritta (il ge’ez) con l’amarico, la lingua usata nella comunicazione orale.
In questo progetto, fu però osteggiato dalla corte e dalla chiesa e non trovò appoggio per il suo progetto riformatore nemmeno in Europa. Il mancato appoggio degli europei e soprattutto degli inglesi, lo portò ad imprigionare alcuni funzionari britannici che si trovavano a corte. Questo provocò la reazione inglese. Gli inglesi mandarono in Etiopia nel 1829 un esercito di 32000 uomini al comando di sir Robert Napier col compito di liberare gli ostaggi reclusi a Maqdala.
Tewdoros, rifiutata la resa e respinte le sue offerte di pace, si infilò una pistola in bocca e premette il grilletto, mentre gli inglesi derubavano Maqdala prima di darla alle fiamme.
> L’imperatore Yohannes  
Dopo la partenza degli inglesi esplosero le lotte per la successione al trono. Grazie alle armi ottenute dagli inglesi in cambio del supporto nella spedizione di Maqdala, il tigrino Kassa Mercha riuscì a sconfiggere il nuovo imperatore Tekla Georgis ad Assam nel 1871.
Proclamatosi imperatore col nome di Yohannes regnò per 17 anni. Al contrario di Tewdoros, optò per uno stato federale e non per l’unificazione, per quanto in cambio del mantenimento dei loro regni, i signori locali dovessero pagare le tasse allo stato centrale e riconoscere l’autorità di Sua Maestà Imperiale.
Nel 1875 sconfisse gli Egiziani che avanzavano verso l’Etiopia a Gundat e poi a Gura ponendo fine alle mire egiziane e requisendo molte armi che consentirono di armare meglio l’esercito.
Ma nel 1869, l’apertura del Canale di Suez aveva notevolmente accresciuto l’importanza strategica del Mar Rosso, attirando gli interessi europei verso la zona.
Nel 1885 gli Italiani sbarcarono a Massaua in Eritrea e bloccarono i rifornimenti di armi a Yohannes, con gli inglesi che nonostante gli accordi con l’imperatore se ne stettero a guardare nella speranza che la presenza italiana impedisse l’allargamento dell’area d’influenza francese (i francesi erano in quel periodo a Gibuti) e di quella turca.
Nel frattempo i Mahdisti presero il potere in Sudan e mandarono nel 1888 un esercito in Etiopia saccheggiando Gondar e bruciando numerose chiese.
Nel 1889 a Qallabat, combattendo contro l’esercito proveniente dal Sudan, Yohannes quando la battaglia si stava mettendo per il meglio, fu colpito a morte dalla pallottola di un cecchino.
> L’imperatore Menelik II  
Principe della regione dello Shoa dal 1865 passò dieci anni a Maqdala come prigioniero di Tewodros, al quale lo accomunava la volontà di unificare e modernizzare il paese. Fuggito da Maqdala ed asceso al trono nello Shoa intraprese una campagna espansionistica che lo portò al quasi totale controllo delle regioni del Sud.
Considerato inizialmente dagli italiani come possibile alleato contro Yohannes, essi ne riconobbero la legittimità come ascendente al trono dopo la morte di quest’ultimo nel 1889 e siglarono con lui il trattato di Ucialli, il quale in cambio della legittimazione al trono e del diritto di importare liberamente armi concedeva agli italiani l’Eritrea. Tuttavia, non appena emersero delle discrepanze sul trattato i rapporti si deteriorarono. Infatti la versione italiana diceva all’art. 17 che l’Etiopia si sarebbe dovuta rivolgere all’Italia per qualsiasi decisione di politica estera, di fatto riducendo il paese ad una sorta di protettorato. Nel frattempo gli italiani cominciavano ad espandersi al di fuori dei confini stabiliti dal trattato e ad entrare in Etiopia, ma nonostante i tentativi di corrompere i signori del Tigray, questi continuarono ad appoggiare il loro imperatore Menelik, la qual cosa generò un conflitto con il ras locale Mangasha che portò gli italiani alla conquista di Macalè nel 1895. Ma un anno più tardi, dopo che il primo ministro italiano Crispi si era detto disposto a tutto pur di salvare l’onore ed il prestigio della monarchia, Menelik schierò i suoi soldati e sconfisse gli italiani ad Adua, infliggendo loro una batosta. Morirono più di 6000 soldati.
La battaglia di Adua assunse da subito un enorme significato simbolico; fu una delle più grandi battaglie della storia africana, nonché una delle rare in cui le forze indigene riuscirono ad opporsi con successo a quelle coloniali.
Menelik riuscì inoltre in un’altra impresa, quella di modernizzare il paese. Fondò una nuova capitale: Addis Abeba (“nuovo fiore”). Fece installare linee telefoniche ed elettriche, e costruire ponti, strade, scuole, ospedali e banche.
Nel 1915, due anni dopo la morte di Menelik, fu ultimata la realizzazione della prima ferrovia etiopica che collegava Addis Abeba a Gibuti.
> Iyassou  
Come stabilito da Menelik, gli successe al trono il nipote Iyasu, il quale cercò di continuare il lavoro del predecessore. Il suo regno fu caratterizzato dal suo spirito laicista. Fece costruire moschee e chiese, ma questo gli valse l’opposizione del clero e della nobiltà che accusandolo di abiura lo deposero proclamando imperatrice la figlia di Menelik, Zewditu, mentre ras Tafari Makkonen divenne il principe reggente.
> Ras Tafari  
Salito al potere, ras Tafari dimostrò di essere più esperto e maturo di Iyasu in particolare nel campo degli affari esteri. Abolì definitivamente il commercio degli schiavi e nel 1923 fece entrare l’Etiopia nella Società delle Nazioni. Convinto riformista fece aprire una stamperia moderna, costruire scuole secondarie e formare una forza di aviazione. Nel frattempo era impegnato nel duro compito di tenere a bada i principi rivali. Sconfisse l’ultimo di essi nel 1930 e pochi giorni dopo, morta la regina Zewditu, Tafari salì al trono.
> L’imperatore Hailé Selassié  
Il 2 novembre 1930 ras Tafari fu incoronato imperatore col nome di Hailé Selassié (“potere della Trinità”). Nel 1931, fu promulgata la prima costituzione scritta del paese, la quale sanciva la sacralità dell’imperatore dotandolo di poteri assoluti e l’istituzione di un Senato, nominato dall’imperatore stesso tra i nobili e di una Camera dei Deputati scelti tra i proprietari terrieri. Per la prima volta, l’Etiopia era unificata.
> L’occupazione italiana ai tempi del fascismo  
Quando Mussolini salì al potere, nel 1922, spinse per la conquista dell’Etiopia che si trovava in mezzo ai due possedimenti italiani della Somalia e dell’Eritrea.
Nel 1934 una piccola schermaglia con gli etiopi a Wal Wal, fu presa come pretesto per muovere guerra. Il 2 ottobre dell’anno successivo gli italiani partirono alla volta del Tigray conquistando dapprima Aksum e poi Macalé, mentre la Società delle Nazioni non fu in grado, o non volle bloccare l’offensiva limitandosi a sanzioni di poco conto.
Mussolini, frettoloso di finire l’operazione, diede al generale Badoglio l’autorizzazione a ricorrere a tutti i mezzi bellici ed anche all’iprite, gas altamente tossico bandito già dal 1926 dalla Convenzione di Ginevra. Nel 1936 l’Etiopia era italiana.
Nel frattempo Hailé Selassié era fuggito ed il 30 giugno del 1936 rivolse un famoso appello alla Società delle Nazioni (discorso trasformato successivamente in melodia nella canzone “War” di Bob Marley), ma nonostante ciò non si fece nulla per arrestare gli italiani.
L’Etiopia entrò allora a far parte dell’Africa Orientale Italiana, la stele di Aksum portata a Roma e 60000 italiani si trasferirono nel paese africano.
Ma la resistenza nel paese continuava. Nel 1937 vi fu un attentato al viceré Graziani al quale seguirono tre giorni di massacro e la distruzione del tempio di Debre Libanos, tempio fondato dal veneratissimo santo Tekla Haimanot, i monaci del quale avevano predetto che l’occupazione italiana non sarebbe durata più di cinque anni, la qual cosa causò il loro sterminio. Però, non intimiditi, i wust arbagna (patrioti affiliati), continuarono la loro azione.
La svolta arrivò allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel 1939. Dopo che nel 1940 l’Italia dichiarò guerra alla Gran Bretagna, gli inglesi decisero di agire, anche per proteggere i loro possedimenti in Egitto e Sudan. Il 5 maggio del 1941 il negus Hailé Selassié rientrò ad Addis Abeba, la profezia dei monaci di Debre Libanos si era avverata, l’Etiopia aveva subito solo cinque anni di occupazione italiana, ma ora nel territorio c’erano gli inglesi.
Nel 1944, tuttavia l’accordo anglo-etiopico riportava lo stato di Hailé Selassié all’indipendenza.
Il periodo seguente vide la ricostruzione del paese con fondi americani, la creazione di alcune banche e della compagnia aerea di bandiera, l’Ethiopian Airlines fondata nel 1946.
Nel 1950 venne fondata l’università di Addis Abeba in seguito ribattezzata Hailé Selassié I University.
Nel 1955 una nuova costituzione portò alla creazione di una Camera dei Deputati eletta a suffragio universale.
Nel 1958 Addis Abeba, capitale dell’unico stato indipendente dell’Africa, divenne sede dell’Organizzazione per l’Unità Africana.
Ma il paese non versava comunque in buone condizioni ed il malcontento sfociò in alcuni tentativi falliti di colpo di stato per poi riacutizzarsi a seguito della grande carestia del 1972, 1974 che causò la morte di 200000 contadini soprattutto nella regione del Tigray.
L’imperatore Hailé Selassié, ormai ottantenne sembrava occuparsi più della politica estera che di quella interna.
Intanto rimanevano tesi i rapporti con la Somalia e con l’Eritrea, che dopo la sua forzata annessione al paese vide crescere un forte movimento di opposizione.
Nel 1974 iniziò la rivolta di studenti, insegnanti e di molte altre categorie sociali. Nonostante le dimissioni del primo ministro e la formazione di un governo d’emergenza, il Derg, un potente gruppo militare, prese il potere. Arrestati gli uomini più vicini all’imperatore inizio ad utilizzare i mezzi di informazione contro Sua Maestà Imperiale. Il 26 ottobre del 1975 venne trasmesso un reportage del giornalista della BBC Jonathan Dimbleby sulla carestia dell’anno precedente inframmezzato da immagini dei sontuosi banchetti che si tenevano nel palazzo imperiale. Il 27 ottobre Hailé Selassié venne destituito e finì per sempre l’investitura divina della millenaria dinastia imperiale etiope.
> Il colonnello Menghistu Hailé Mariam  
Sciolto il parlamento si stabilì al potere il Derg, ma i problemi interni al comitato portarono a delle lotte intestine che videro emergere il colonnello Menghistu Hailé Mariam . Di ispirazione marxista leninista, nel 1977 con il piano “terrore rosso”, decise di sbarazzarsi di tutti gli oppositori al regime, uccidendo più di 100.000 persone.
Il 20 dicembre nacque quindi il nuovo stato socialista. All’insegna dello slogan Ityopya Tikdem (l’Etiopia innanzitutto), furono nazionalizzate banche, fabbriche, zone rurali e urbane. Vennero formate delle associazioni di contadini. Intanto aumentava il conflitto in Somalia ed Eritrea. Nel 1977 la Somalia invase l’Etiopia ma fu costretta ben presto ad indietreggiare perché l’Urss riempì i socialisti del Derg di armamenti. In Eritrea, invece, la situazione era più difficile.
Nel frattempo all’interno del paese le opposizioni degli Oromo, degli Afar e soprattutto dei Tigrini cominciavano a creare qualche problema, problemi che si aggravarono dopo la carestia del 1984 e che resero visibile il fallimento delle campagne statali di reinsediamento e collettivizzazione nel territorio.
I vari gruppi di opposizione si unirono quindi nell’Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (ERPDF) che nel 1991, due anni dopo la sua formazione, entrò ad Addis e pose fine al governo Menghistu. Il colonnello il 21 maggio 1991 si imbarcò per lo Zimbabwe dove vive tuttora.
> Meles Zenawi  
Nel 1991 l’ERPDF formò un governo transitorio con a capo l’attuale premier Meles Zenawi, tutt'ora al governo(2007), leader delle forze rivoluzionarie tigrine. Venne quindi accordata l’indipendenza dell’Eritrea.
Venne poi rivisto l’assetto dello stato e creata una repubblica federale democratica su base etnico-linguistica formata dalle seguenti regioni: Tigray, Afar, Amara, Bashangul, Gambella, Kaffa, Oromo e Somali.
Nel 1995 dopo i quattro anni di governo transitorio vennero indette le elezioni. Meles Zenawi fu riconfermato e riconosciuto anche dal presidente americano Bill Clinton .
Due anni più tardi, però, una nuova guerra vide contrapposte Etiopia ed Eritrea per problemi di confine, dopo che l’Eritrea aveva sostituito il birr, la moneta etiopica con la nafka, ponendo fine all’unione monetaria esistita sino ad allora. Era il 2001 e la guerra era finita.
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Lucy – Museo Nazionale di
Addis Abeba

Cranio di Australopiteco

Axum - 1985

Debre Damo - Monastero

Awash - Moschea

Axum – Chiesa dell'Arca
dell'Alleanza

Gondar - Castello di Fasil
L'imperatore Tewodros
L'imperatore Yohannes
L'imperatore Menelik ll

Iyassou

Il Leone Conquistatore
della tribù di Judah
Ras Tafari Qadamawi Makonnen H.I.M Hailè
Selassiè I
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